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Domenica di Carta 2018

RURAL LANDSCAPE

Abitare il paesaggio rurale dalla riforma ad oggi

La mostra copre tutti gli spazi aperti al pubblico dell’Archivio di Stato proponendo un itinerario dove documenti storici e riflessioni contemporanee si confrontano per aiutarci a capire meglio alcuni fenomeni legati al paesaggio rurale di oggi.
In questa sala sono raccolti documenti dal 1928 fino al 2017 provenienti dagli archivi: Alsia, Osservatorio Migranti Basilicata, Archivio di Stato. 
Nelle sette teche una selezione di scritti, fotografie e disegni, ordinati cronologicamente racconta il processo di arricchimento della campagna lucana attraverso opere infrastrutturali finalizzate alla “modernizzazione” delle attività agricole e attenta ai corollari sociali di uno sviluppo delle campagne sul piano demografico. 
Non solo quindi strade, ponti e sistemi d’irrigazione, ma anche servizi sociali, case, scuole e luoghi di ritrovo per i lavoratori. La campagna descritta da questi documenti restituisce l’impegno dello Stato e delle comunità locali, trasversale nei decenni, per la valorizzazione della produzione agricola e della vita dei suoi lavoratori.
Il percorso si interrompe alla fine degli anni ’80 per poi riprendere con documenti che raccontano quegli stessi luoghi a partire dalla metà degli anni ’90 fino ad oggi.
Tra i due periodi una breve selezione di testi copre il decennio mancante attraverso trattazioni e riflessioni di esperti che inquadrano l’evoluzione del paesaggio rurale nel panorama culturale di un passaggio d’epoca. Centrale tra questi l’articolo dell’economista Theodore Levitt, largamente riconosciuto per aver coniato il termine “Globalizzazione” in un articolo intitolato “Globalization of Markets”, che apparve nel numero del maggio-giugno 1983 della Harvard Business Review 1983.
Al muro e nello schermo i documenti dell’Osservatorio Migranti Basilicata mostrano come oggi quelle stesse infrastrutture siano utilizzate da una produzione sostanzialmente diversa, e come lo spopolamento di terre e città abbia generato l’abbandono delle infrastrutture. Attraverso questi materiali si introduce il tema dei ghetti rurali, ovvero di quelle “infrastrutture temporanee” che oggi emergono attorno a fenomeni di degrado umano e sociale come il caporalato ed il lavoro nero. Un video sulla ricerca del collettivo Mic/C ne spiega la loro evoluzione in questa area.
Nelle sale d’ingresso al piano terra e mezzanino le opere di autori e associazioni culturali approfondiscono i temi della contemporaneità mettendone in risalto ognuno una prospettiva diversa.
Nelle stanze del mezzanino a sinistra e destra due riflessioni sul lavoro ed i lavoratori sfruttati delle campagne: un elemento dell’opera “La rivolta delle Arance” di Raffaele Pentasuglia rimanda ad uno dei moti più importanti degli ultimi anni che ha posto all’attenzione di tutti il tema dei ghetti rurali e dei suoi abitanti; mentre nello spazio simmetrico a questo vengono esposti due tipi di conserve di pomodoro: quella prodotta da No Cap, iniziativa etica, ed il provocatorio progetto grafico di Maurizio Minoggio “Pomodori Caporale”.
Al pian terrano sui muri delle due rampe di scale le opere fotografiche si Sergio Campione e Guedalina Salini propongono una riflessione nitida dell’esperienza del paesaggio lucano di cui l’infrastruttura è sfondo. 
Chiude la mostra il paesaggio del fotografo Luca Centola, che descrive con il suo sguardo la bellezza e la complessità del paesaggio agrario oggi, consegnando al visitatore un pro memoria su cui riflettere una volta usciti da queste stanze.